"E' un momento favoloso, sarebbe difficile trovare delle parole per descriverlo". Carlo Molfetta, prima medaglia d'oro azzurra del taekwondo, quasi non si capacita dell'impresa fatta sul tatami dell'ExCel di Londra, dove ha appena superato nella finale dei +80 Kg il gabonese Anthony Obame. "Incontro dopo incontro, giganti dopo giganti, ci siamo riusciti - commenta il 28enne brindisino - Non mi aspettavo che vincere l'oro potesse essere così emozionante, non saprei nemmeno a chi dire grazie perché sono tante le persone che mi sono state vicino". La finale è stata vinta dall'azzurro dopo una prodigiosa rimonta: "Mi sono trovato sotto 6-1 senza sapere perché, però punto dopo punto ho recuperato. Poi ho preso quel calcio in testa e lui è andato 9-4, sul 9-6 ho pensato che l'unico modo per rimontare era dargli un calcio nel viso. Per fortuna è andata bene, altrimenti saremmo qui a parlare d'altro". Il taekwondo azzurro torna a casa con due belle medaglie: "Sapevamo che potevamo fare bene, sono anni che siamo a livelli mondiali. Sarmiento poi ha confermato la medaglia di Pechino, io ero una new entry...". Si infrange in finale il sogno di Clemente Russo di poter conquistare una medaglia d'oro. Il pugile di Marcianise, che comunque merita gli elogi per quanto ha saputo fare in questa Olimpiade, e' stato infatti sconfitto ai punti dall'uc no Oleksandr Usik (11-14), dovendosi accontentare di una medaglia d'argento che va ad aggiungersi a quella già conquistata a Pechino. Chiusa in vantaggio la prima ripresa, nella quale "Tatanka" aveva dimostrato una certa sicurezza, il suo avversario ha saputo infilare un paio di colpi buoni all'inizio del secondo round, al punto da mandare per un attimo Clemente al tappeto e riaprire completamente le sorti del match. Giunti a parità di punteggio alla terza ripresa, a quel punto l'uc no ha fatto valere la sua maggiore lucidità, prendendosi una rivincita dopo la sconfitta che aveva patito a Pechino ai quarti proprio al cospetto di Russo. "Perdere l'oro per tre punti è una grande delusione - ha detto Russo - purtroppo ho avuto solo un giorno di riposo dopo l'incontro di ieri, e questo si è fatto sentire soprattutto a livello di incisività. Teniamo comunque presente che a 30 anni, se si arriva a questo punto, lo si fa soprattutto con la testa. Quella voleva vincere l'oro, il corpo invece no. E non dimentichiamoci pure tutte le cose che ho fatto negli ultimi 4 anni. Alla fine sono arrivato a questa Olimpiade con soli 3 mesi di preparazione". Oggi, in vista dello striscione del traguardo, con uno sprint sconosciuto ai ciclisti azzurri in questi Giochi, gli atleti italiani di tre discipline fatte di tecnica e caparbietà hanno trovato la determinazione giusta per arrivare a un pugno, un gol o un esercizio dal titolo: pugilato, pallanuoto e ginnastica ritmica possono dare definitivamente luce dorata al medagliere italiano a questi Giochi. In un finale avvincente come quello di domani, un ruolo importante gioca la suggestione. Roberto Cammarelle è il campione olimpico in carica e si giocherà il bis contro un pugile di casa, il britannico Anthony Joshua, arrivato alla finale sul ring dell' Excel grazie ad una certa 'simpatia' delle giurie. Al pugile lucano-milanese il compito di sanare le pregresse ingiustizie. Il Settebello torna a rincorrere il sogno olimpico realizzato l'ultima volta nel 1992, guarda caso con in panchina quello che domani sarà l'avversario più temibile: il ct dei croati Ratko Rudic. ''E' stato un grande maestro per me, l'ho ascoltato tanto: insegnamenti d'oro...'' - ha detto oggi con malizia Sandro Campagna, attuale tecnico azzurro che in Catalogna era il giocatore preferito di Rudic. E la medaglia d'oro è a un passo anche per le giovani 'farfalle' azzurre della ritmica, chiamate domani ad una sfida all'ultimo nastro contro le fortissime russe. L'Italia arriva dalle qualificazioni con un 'virtuale' secondo posto, confermato anche dopo la difficile esibizione di ieri: il podio ormai è lì, anche se nella finale a otto di domani tutto sarà azzerato: con l'auspicio che il risultato sia diverso da quello di Pechino, quando le italiane finirono quarte dopo una contestatissima decisione della giuria. Per l' intera spedizione azzurra, invece, fare pari con il bilancio aureo di Pechino (8 medaglie) già è positivo: ma è bello sognare una piccola e imprevista succursale di Fort Knox al Foro Italico.
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